Yesterday I met Bill Evans

By: Emilio Chelini

An interesting article by one of our Italian members, who after having a nightmare of a lesson from a musical legend, met Sensei Sydney on a white crane seminar and realised the same fundamentals applied…

I’m a great music user and a bad performer with a hard, classical training. I’d have liked to approach my music in a different way, so I joined a seminar held by the superb pianist.

I (who cannot even play two basic exercises without being ashamed) had the chance to meet an icon of jazz although he is dead!

A nightmare.

Bill turns to me and says: “There are several levels of depth in a musical performance”.

Learning techniques and control breath, body and mind, represent the basic and primary level without which there can’t be any other level.

Then, it’s necessary to put together all the different techniques, pieces and genres.

On the next level you have to perform the same pieces being inspired by personal experiences, or by any other thing that can inspire you. But you still remain a simple performer. (It is something like the Moonlight Serenade performed with high inspiration by a languid and melancholic lover, I dare to say).

So you can even begin to play with this mastery, not more technical, not only inspired by patterns and rules, but finally free. The improvisation: following a harmonic progression, an idea;  let the memory of our inspirations flow into our hands and let Love ramble between our fingers, moving them and finally the performer itself.

Bill  also mentions two other levels: the level of spontaneous sound, the absence of any fixed form, pure creation constrained just by physical limits and by the instrument -I imagine Beethoven rapt by the creative fury, while deaf, composing the Hymn to Joy-

And finally, the complete absence of any practice. (For decency, I wouldn’t talk about this).

For further sadism, he invites me to the piano, where I try to learn his skills by repeating his movements. And, at the end of the lesson he offers me a taste of his improvised, inspired and spontaneous art.

How can I go home? I am beset by a sense of frustration. It grows little by little as I get closer to the car. I’m not able to focus the meaning of what has happened. I think it was a big mistake. In my need for perfection, I try to remember the sequences that I have been taught, conscious of the uniqueness of the course: I'm afraid I would not be able to retain it.

The nightmare became reality: yesterday it’s like I met Bill Evans, but in the real life I met Sensei Sydney and his White Crane Qi Gong. The frustration is still the same.

I’d like how Sensei Sidney could immediately make up a class and stay in Rome for years. And, to be sure, even his Teacher. The absurdity of my desire is clear but it is genuine and arises spontaneously.

Before going to sleep, my nervousness is palpable. I let the body move, trying to kick away this feeling.

Through some slow and powerful movements I learned in the morning, the irritation disappears and the frustration ends. I regain my body while the mind becomes quiet. It seems like I don’t care it is just the first level. I’ve known the meaning of a Gyaku Tsuki only for two years and I’m not discouraged by the ability of my teacher or by the path I have in front of me. Indeed it gives me a sense of safety, it makes me feel on the right way.

I am glad of the warm sensation I still feel in my hands and in my stomach, sensation I already experienced during the exercises in the morning. Frustration had overshadowed those jewels that Sensei Sydney asked us not to mistreat: little seeds that, as a secret mantra, operate silently.

I immediately take advantage of this stored energy in my hands walking into the kids room and touching them softly with the warmest caress of this winter almost gone, and then I run to bed.

Thank You Sensei Paolo and Sensei Sidney!


Ieri ho incontrato Bill Evans

di Emilo Chelini

Appassionato fruitore di musica e pessimo esecutore con formazione rigida e classica, volevo confrontarmi con un approccio diverso alla musica . Così tempo fa mi sono iscritto ad un seminario con il grande pianista.

Io che non riesco a fare due esercizi di base senza vergognarmi, ho avuto l’opportunità di incontrare un mostro sacro del jazz. E per giunta morto!

Un incubo.

Bill mi guarda, e mi fa: “allora, esistono vari livelli di profondità nell’esecuzione musicale”.

Li illustra.

L’apprendimento delle tecniche, la regolazione del respiro , del corpo e della mente rappresentano il livello base, quello fondamentale senza il quale non c’è altro livello.

Poi sicuramente il mettere insieme varie tecniche, studi, brani, generi.

Ad un livello successivo si riesce ad interpretare gli stessi brani lasciandosi ispirare da un vissuto, o da un qualsiasi cosa ci ispiri. Ma si è ancora soggetti esecutori. (Il chiaro di luna suonato con somma ispirazione da un innamorato languido e malinconico è quanto riesco a raffazzonare dalla mia esperienza).

Poi si può cominciare addirittura a giocare con questa maestria, non più tecnica, non più solo ispirata secondo canoni e schemi, ma libera. L’improvvisazione, seguire una progressione armonica, un’idea. Lasciar fluire nelle nostre mani il soggetto che ci ispira, l’amore che si destreggia tra le dita, che le muove, muovendo l’esecutore stesso.

Mi accenna anche ad altri due livelli, il livello del suono spontaneo, l’assenza di una forma prestabilita, pura creazione limitata solo dal corpo e dallo strumento. Immagino Beethoven rapito dalla furia creatrice, che compone, sordo, l’inno alla gioia.

E infine l’assenza della pratica. (di questo, per decoro, taccio).

Per maggior gusto sadico mi fa passare allo strumento ed io cerco di apprendere i suoi movimenti ripetendoli. E poi in chiusura di seminario mi offre un assaggio della sua arte improvvisata, ispirata, spontanea.

Come posso tornare a casa? Un senso di frustrazione mi assale man mano che mi avvicino alla macchina. Rivedo velocemente la giornata. Non riesco a focalizzare il senso di quanto è successo. Mi sembra un grosso sbaglio. Nel mio bisogno di perfezione cerco di ricordare le sequenze che mi sono state insegnate, consapevole dell’unicità dell’insegnamento, ho paura di non trattenere.

Ecco l’incubo si è fatto realtà, ieri è come se avessi incontrato Bill Evans, ma in realtà ho incontrato Sensei Sidney e il suo Qi Gong della Gru Bianca. Ma la depressione è la stessa.

Sensei Sidney, mi dispiace per lui, dovrebbe attivare un corso subito, domani stesso, e rimanere per anni a Roma. E con lui il suo Maestro, per essere ancora più sicuri. L’assurdità della pretesa è evidente. Ma è vera, nasce spontanea.

Prima di andare a letto il nervosismo è ancora tangibile. Lascio che il corpo si muova, per tentare di scuotere via questa sensazione.

Con i movimenti lenti e potenti appresi la mattina l’irritazione svanisce e cessa la frustrazione.

Mi riapproprio del corpo, del respiro, mentre la mente si quieta. Non sembra importarmi che sia un primo livello. Ho imparato il significato di un gyaku zuki solo da due anni e non mi scoraggio di fronte alla maestria del mio maestro o al percorso che ho davanti, anzi mi da sicurezza, mi fa sentire che sono su una strada giusta.

Sono felice della sensazione di calore nelle mani e nella pancia, che avevo già provato durante gli esercizi della mattina. La frustrazione aveva offuscato quei gioielli, i semi che Sensei Sidney ci chiedeva di non maltrattare. Piccoli semi, che come un mantra segreto, agiscono di nascosto.

Approfitto subito di questa energia accumulata nelle mani, vado verso il letto dei piccoli e li sfioro con la carezza più calda di questo inverno ormai quasi finito, e corro a dormire.

Grazie Sensei Paolo e Sidney. (come si dice Sensei al plurale??)